La Festa Di Marina

  • Raissa Avilés
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Reduce dalla celebrazione per l’elezione di Marina Carobbio a prima cittadina svizzera. 
Stanca morta.
 
Abbiamo suonato insieme a Sara Magon e Pedro Martinez Maestre davanti ad alcune tra le più alte cariche dello Stato, ma non solo. Credo che il pubblico di oggi sia in realtà uno tra i più vari che abbia mai avuto. Ho meditato a lungo su quali brani proporre e sono soddisfatta delle mie scelte.
 
Quando Marina mi ha chiesto di partecipare con il mio canto alla sua festa e mi ha parlato del contenuto del suo discorso (la presenza delle donne nella società), ho subito accettato contenta di poter proporre canzoni su questo tema. Ho cantato “Gracias a la vida” di Violeta Parra: inno alla vita, alla possibilità che essa ci offre di imparare a guardare, camminare, ascoltare, esprimersi, emozionarci; poi Sara ed io abbiamo proposto una versione con la chitarra elettrica di “Vincenzina e la fabbrica” di Enzo Iannacci (bellissima versione: non vedo l’ora di registrarla per farvela sentire), dopodiché abbiamo preso in prestito “Che direbbe”, testo di Alfonsina Storni tradotto all’italiano e musica di Rossana Taddei (GRAZIE, RO’!!!) : canzone scritta, composta e cantata da donne migranti, migrate, rimpatriate, sdoppiate, che parla della voglia di rompere gli schemi. Dulcis in fundo: “Cuccurrucucu Paloma”, che fa sempre bene al cuore.
Al suono c’era il mitico Jonas Macullo (che bello avere delle certezze nella vita!).
 
Felice. Felice di aver debuttato al fianco di Sara Magon, con cui da tempo meditiamo un progetto assieme, felice di aver fatto le mie prime versioni “elettriche” e di aver aperto una nuova pagina nel mio repertorio. Grazie, Marina, per l’opportunità. È importante dar voce alle donne, non solo per farci ascoltare, ma per imparare ad ascoltarci, a capirci e ad avere fiducia in noi stesse e nel futuro.
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